Tragedie come quelle del 13 novembre 2015 scatenano emozioni forti, voglia di commentare e cercare spiegazioni: proviamo paura, rabbia, dolore, impotenza, incredulità e tante altre di quelle emozioni negative che abbassano le nostre difese. Soprattutto perché stavolta l’orrore ci sta coinvolgendo molto più da vicino rispetto al solito, attraverso un Paese europeo come la Francia che evoca ricordi, sogni e immagini che appartengono ormai al nostro immaginario collettivo.
Dato per assodato che ognuno ha il diritto di reagire come meglio crede opportuno, quando si parla di argomenti sensibili e seri, ci sono però alcune regole di buonsenso che potrebbero essere sempre tenute in considerazione sui social network come Facebook e Twitter. O almeno conosciute. Perché a volte ci dimentichiamo come funzionano i social (o forse nessuno ce l’ha mai spiegato bene) e dimentichiamo che ogni nostra più piccola azione, persino un like o modificare la foto del profilo, ha delle conseguenze pubbliche che vanno molto più in là della nostra più o meno ristretta cerchia di amici.
Ecco una lista di 7 cose da ricordare (o che forse non sai) su Facebook e Twitter: per ognuna di esse esistono altrettante semplici regole di netiquette (il galateo del web), valide in questa come in altre occasioni. Sei libero di scegliere se usarle o no. Tutti ci auguriamo di dovercene ricordare il meno possibile in futuro, ma se il tuo buonsenso concorda, condividile con i tuoi amici e aiuta a rendere Facebook, Twitter e compagnia un posto (virtuale) migliore per tutti.
1. Condividere è come aggiungere la tua firma
Se condividi qualcosa sul tuo profilo social, in qualche modo lo stai sottoscrivendo. Ci stai mettendo la tua firma sotto e stai mettendo un piccolo mattone che “costruisce” la tua identità virtuale. Quindi, prima di condividere qualcosa, leggilo. Non farti attirare dal titolo o, peggio ancora, dalla foto. Ricorda sempre che i titoli e le immagini sono studiati dai giornalisti per convincerti a fare clic su un link o a mettere mi piace o a condividere sulla tua bacheca. Leggendo per intero i contenuti che condividi ingenuamente su Facebook o Twitter potresti avere qualche sorpresa poco gradita: spesso il contenuto degli articoli che condividiamo è incompleto, tendenzioso, ironico, obsoleto o peggio ancora falso e fazioso. Non farti usare dai furbastri che ti considerano un numero e basta. Leggi, controlla se le fonti sono attendibili, verifica la data, informati su chi ha scritto quel pezzo, e, in generale, non fidarti ciecamente di nessuno.

2. Quello che pubblichi non ti appartiene più
A volte usiamo i social media come se fossero il nostro piccolo orticello: una proprietà privata come casa nostra, dove solo noi e i nostri amici possono entrare. Quindi ci sentiamo in diritto di aprire i rubinetti verbali e dire e fare esattamente tutto quello che ci va. Non è affatto così. Facebook appartiene a Mark Zuckerberg e Twitter a Jack Dorsey che li usano per farne soldi e non li hanno certo regalati al mondo intero per filantropia: quando ci siamo iscritti e abbiamo cliccato su Accetto i termini e le condizioni (senza leggerli), tra le altre cose abbiamo ceduto a queste persone i diritti su quello che scriviamo, le foto che scattiamo e i pensieri che condividiamo. Tutto ciò che carichiamo sui social appartiene anche a loro, non solo a noi.

Questo non ha nulla di sbagliato di per sé, almeno finché ne siamo consapevoli (e finché termini e condizioni non cambiano). Se vuoi che un pensiero, una foto o un testo restino di tua esclusiva proprietà, non condividerli sui social network, ma su un tuo sito web personale e registrato. Ricordiamocene ogni volta che condividiamo qualcosa a cuor leggero. A nulla serve prendersela con i social a posteriori e pubblicare quegli ingenui messaggi di status dove ci rivolgiamo a Mark Zuckerberg e gli intimiamo in avvocatese di non usare i nostri contenuti: è come entrare a casa di Mark e dirgli che non può usare quella bellissima poltrona che gli abbiamo venduto l’anno scorso…

3. Non puoi controllare la privacy di commenti e like
Su Facebook, ogni volta che metti un Mi piace o commenti un articolo, uno status, una foto o un video dei tuoi amici, quell’articolo, quello status, quella foto o quel video appariranno anche sul flusso di notizie dei tuoi amici (News Feed) e se anche loro fanno la stessa cosa, appariranno sui flussi di notizie dei loro amici. E così via.

Se condividi un contenuto pubblicamente o se usi un hashtag, quei contenuti saranno istantaneamente visibili a tutti, anche agli sconosciuti, dentro e fuori Facebook, spesso totalmente fuori contesto. E quando qualcuno che non ti conosce legge o vede qualcosa fuori contesto ovviamente può interpretarlo come meglio crede. Tienilo a mente ogni volta che “fai like” a qualcosa, qualsiasi cosa.

Probabilmente la persona (che io conosco appena) che ha fatto like a questo articolo è pure pacifista, ma vedendo questo post su Facebook potrebbe sembrare una vera guerrafondaia…
Se vuoi evitare che questo accada, vai alle Impostazioni sulla privacy:

E alla voce Chi può vedere le mie cose in Chi può vedere i miei post futuri, imposta Amici (oppure un gruppo ancora più ristretto cliccando su Altre opzioni)

Se episodicamente vorrai pubblicare qualche status pubblico, potrai farlo direttamente dalla finestra di status, selezionando Tutti dal menu a tendina.

Ma attento! Se hai impostato la privacy sul tuo profilo in modo che solo i tuoi amici stretti leggano quello che scrivi, ma poi commenti il post di un amico, quel commento sarà visibile a tutti se lo status del tuo amico è Tutti o comunque ai suoi amici, se ha deciso di condividerlo solo con i suoi Amici. E se il tuo amico dovesse cambiare la privacy dello status, successivamente, cambierà anche la privacy del tuo commento o del tuo Mi piace! Insomma, su Facebook non hai mai il controllo completo su chi vedrà le cose su cui lasci un mi piace e che commenti.
4. La tua foto profilo rappresenta (pubblicamente) chi sei
La tua foto profilo rappresenta te stesso. Ogni volta che carichiamo una foto profilo spensieratamente su un social network, stiamo inconsapevolmente definendo un pezzettino della nostra identità pubblica (a proposito, lo sai che anche se hai un profilo Facebook completamente privato la tua immagine di copertina e la tua foto profilo sono sempre pubbliche?).
Se metti una bandiera come immagine profilo, magari sulla tua faccia, stai inconsapevolmente dichiarando al mondo social un’identità che spesso ha risvolti nascosti a cui non pensi nemmeno. Per questo in questi giorni, c’è gente che si sente offesa dalle bandiere francesi usate come foto profilo: ognuno ha il diritto di dare a quel simbolo un valore molto diverso da quello che gli dai tu.
Non solo, Facebook ha fatto una gaffe non da poco in questi giorni attivando il filtro della bandiera francese per le foto profilo. Perché farlo con il disastro di Parigi e non con quello di Beirut del giorno prima? E perché non l’anno scorso, con il massacro dell’università in Kenya? Con questa scelta, Facebook è come se dichiarasse: “questo massacro perpetrato a danni di occidentali è più grave di qualsiasi altro massacro su altre popolazioni”. Ovviamente non lo avranno fatto con queste intenzioni, ma è normale che la gente lo pensi, specialmente se non vive in Occidente e sta vivendo una guerra o qualche altra ingiustizia a causa degli occidentali. Pertanto, quella bandiera francese che molti di noi hanno usato con tanta ingenuità non è politicamente corretta.

Il mio consiglio è di non usare simboli preconfezionati da qualcun altro, senza interpellare il tuo spirito critico, anche se è lo stesso Facebook ad offrirteli. Se vuoi esprimere il tuo amore per la città di Parigi, puoi comunque usare come foto profilo un’immagine tua che rispecchi meglio i valori in cui credi (una foto di te a Parigi, un’immagine della città, eccetera).

Ho visto amici (e sconosciuti) mettere la bandiera francese con sincero cordoglio e il giorno dopo rimuoverla scrivendo “Oggi non sono più francese perché avete bombardato la Siria!” (non c’era da aspettarselo, forse? 🙂 ). A nessuno piacciono le banderuole e, checché se ne dica, nemmeno gli ingenui. Schierarsi costruendoti un’identità in cui nemmeno tu credi fino in fondo, divide, crea equivoci e spesso ti fa perdere amici e contatti che hanno qualche tragedia che non conosci alle spalle e possono sentirsi feriti.

5. No ai bombardamenti di informazioni inutili
Tragedie disumane come quelle causate dal terrorismo ci fanno sentire soli e vulnerabili. Una delle prime conseguenze, specialmente quando siamo soli con il nostro computer la notte, in un silenzio insopportabile, è leggere su Internet tutto quello che troviamo sull’argomento, un po’ come quando stiamo male e cerchiamo soluzioni sul web: articoli di qualsiasi giornale ci capiti sotto mano, citazioni condivise dai nostri contatti social, opinioni, commenti, analisi politiche più o meno faziose. Lo facciamo per cercare spiegazioni, rassicurazioni, interpretazioni di una realtà che non comprendiamo, e non c’è nulla di sbagliato in questo.
Ma evitiamo di condividere tutto sui social, invadendo i news feed dei nostri amici. Anche un giornalista mediocre è capace di rendere plausibile tutto e il contrario di tutto, usando qualche dato e un po’ di retorica. Dobbiamo essere consapevoli del rischio ed evitare di contribuire a confondere le idee di gente già piuttosto confusa spammando sproloqui a destra e a manca.
6. Rispetto prima di tutto
Evitiamo le polemiche ed evitiamo di generalizzare. Siamo tutti diversi e ognuno ha la propria idea su qualsiasi argomento, immaginiamoci quando si parla di argomenti seri, invece delle solite futilità dei social media. Ma non usiamo Facebook e Twitter per cercare di convincere gli altri della bontà delle nostre idee: non è il luogo giusto per fare proselitismo e poi tutto resta scritto e può venirci ritorto contro da chiunque in qualsiasi momento (ad esempio da un futuro potenziale datore di lavoro).
Come ha scritto qualcuno, smettiamo di riempirci la bocca di parole e di trasformare il web in un pranzo di cognati scalmanati. Il silenzio è il miglior segno di rispetto verso chi ha perso qualcuno in un evento che, per quanto ci sforziamo, forse non riusciremo mai a capire completamente. Ed è segno di rispetto autentico verso chi purtroppo non c’è più. Ho visto il volto di quella povera ragazza veneziana sbattuto sulla mia bacheca in tutte le salse: circondata da candele, tappezzata di bandiere francesi e persino punteggiata di cuoricini animati. Posso sforzarmi di capire le buone intenzioni di chi lo fa, ma prova a metterti nei panni della madre di quella ragazza che vede perfetti sconosciuti usare impropriamente il volto di sua figlia: sei proprio sicuro che le possa dare una qualche consolazione?
7. Nelle mani di chi arriverà?
Informazione importante per chi usa Twitter e per chi usa Facebook in modalità pubblica: assolutamente tutto quello che scriviamo, apprezziamo e condividiamo è indicizzato anche sui motori di ricerca e perfettamente visibile a chiunque (bambini, adolescenti, anziani, personaggi pubblici, minoranze, persone che hanno valori diversi dai nostri, politici, malati, persone depresse e con problemi psichici, terroristi).
Ricordiamocene quando “urliamo” al mondo intero la nostra rabbia, quando insultiamo, quando auguriamo la morte di qualcuno, quando bestemmiamo contro qualsiasi Dio, quando condividiamo un’immagine macabra, o manifesto e video di propaganda di qualsiasi gruppo (anche solo per biasimarli nella nostra cerchia di amici): un ragazzo impressionabile, uno squilibrato o una persona con valori opposti ai nostri potrebbero sentirsi urtati da quella foto o usare quell’immagine o quel commento fuori contesto con una finalità totalmente diversa da quella che possiamo immaginare. Non a caso da quando ci sono i social media, per i terroristi è molto più facile fare propaganda e trovare nuovi adepti: purtroppo i giornali per dovere di informazione contribuiscono a diffondere qualsiasi tipo di idea, anche le più atroci.
In generale, prima di pubblicare una dichiarazione forte di qualsiasi tipo (politica, religiosa, sessista, razzista, eccetera), sii cosciente dei risvolti che potrebbe avere su tutti i livelli (sociale, professionale, politico, etico, …). Impariamo il valore dell’empatia: sforziamoci di pensare a tutti gli amici che lo leggeranno, specialmente quelli a cui teniamo: qual è la loro religione? Quale il colore della pelle? Credono in qualcosa di diverso da noi, ma meritano rispetto. Prima di pubblicare la foto di una strage, pensiamo ai figli e ai nipotini che potrebbero vederla. E come ha chiesto la Polizia francese, prima di pubblicare ancora un altro video del Bataclan su Twitter, pensiamo ai genitori di quei ragazzi, anche loro potrebbero essere sul social.

Facebook, Twitter e gli altri social media non sono strumenti pericolosi di per sé: tutto dipende dall’uso che ne facciamo e dalla nostra consapevolezza.
In generale, prima di condividere, pensa.
E, nel tuo piccolo, aiuterai a rendere il mondo un posto migliore dove vivere.
Ricominciamo da qui?








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