Sta portando scompiglio in Italia la notizia che il Tribunale di Milano ha emesso una sentenza che dà ragione al ricorso dei tassisti: l’app UberPOP che permette a chiunque di affittare la macchina e le proprie prestazioni come conducente è illegale e fa concorrenza sleale. Uber ha 15 giorni per dismettere il servizio UberPOP in Italia (al momento è disponibile a Milano, Roma, Genova, Torino e Padova). I servizi UberBLACK e UberVAN invece potranno continuare a funzionare.

I tassisti arrabbiati esultano (molto arrabbiati, a quanto pare, visto che Benedetta Arese Lucini, la General Manager di Uber Italia, deve vivere sotto scorta…)  e gli utenti di UberPOP delusi si stanno muovendo per ottenere un appello: su Twitter #Uber è trending topic da 2 giorni, online è già apparsa una petizione per riaverlo e su Facebook sono nate pagine come Ridateci UberPop.

Chi ha ragione? Come accade spesso, un po’ di ragione e un po’ di torto stanno da entrambe le parti: da una parte nulla vieta ai cittadini di condividere la propria auto, se ne hanno voglia, purché la loro sia una prestazione occasionale senza fini di lucro e non un’attività continuativa, dall’altra i tassisti pagano tasse elevate per il loro lavoro e hanno investito molto nella licenza, tra l’altro sono regolamentati e si sottopongono a controlli per garantire la sicurezza dei clienti.

Gli autisti di Uber non vengono sottoposti ad alcuna supervisione e i soldi guadagnati grazie a Uber (anche se loro li considerano poco più di un rimborso spese) non vengono tassati. Senza contare che non devono affrontare tutte le spese per mantenere in regola il proprio mezzo di trasporto. Ecco perché Uber riesce a mantenere prezzi così bassi.

Differenze tra le tariffe di UberPOP e quelle dei tassisti

UberPop prevede una tariffa base di 2 euro a cui vanno aggiunti 0,20 € a minuto (se il taxi va a una velocità inferiore ai 18 km/h) o 0,35 € a chilometro.

Le tariffe dei taxi a Milano invece sono un rebus: il prezzo varia molto in base all’ora, al giorno, alla distanza percorsa e alla velocità, comunque si parte dai 3,30 € nei giorni feriali a cui vanno aggiunti 1,09 € a km.

Se prendessi un taxi a Milano in un giorno lavorativo per una distanza di 5 km spenderei 9 € circa, se invece scegliessi UberPop il costo sarebbe intorno ai 5 euro. Un bel risparmio, specialmente sulle lunghe distanze quando la tariffa di un taxi aumenta fino a raggiungere costi proibitivi: per esempio, per le partenze dall’aeroporto la tariffa base di un taxi supera i 13 euro e se chiamo un taxi per telefono non è sempre chiara e trasparente la ragione dell’importo che appare sul tassametro.

Chi usa Uber

Eppure, sul profilo Facebook di Uber Italia qualcuno ha scritto che gli utenti di Uber non prenderebbero mai un taxi. Cosa significa esattamente? Che come tutti i servizi dell’economia collaborativa quali AirBnb o EatWith, Uber funziona grazie a Internet e al mondo degli smartphone ed è usato da persone mediamente giovani e dinamiche affascinate dalla tecnologia, che non hanno paura di fare una nuova esperienza anche poco regolamentata grazie a un’app, se permette di risparmiare e conoscere gente nuova. La grande maggioranza di queste persone prima di Uber probabilmente non aveva mai degnato i taxi di uno sguardo e in alternativa a UberPop prenderebbe i mezzi pubblici, non un taxi tradizionale.

Io, trentenne e al momento disoccupata, che ho già provato EatWith e AirBnb, sono un’utente potenziale per UberPop, che mi incuriosisce anche per il funzionamento dell’app. Non è un caso che abbia iniziato a prendere qualche taxi solo da quando vivo a Barcellona dove il loro costo è molto più abbordabile, e l’idea di poter prenotare e pagare via app è sicuramente un incentivo, visto che sono sempre connessa e spesso dimentico di ritirare contanti dalla banca. Mio padre invece anche se ha uno smartphone non scarica app e non è connesso a Internet, molto probabilmente non conosceva Uber fino a ieri, quando ne ha sentito parlare al telegiornale. Se avesse bisogno di spostarsi rapidamente, chiamerebbe il radio taxi, non Uber.

La differenza è piuttosto chiara, no?

Uber per passeggeri: come funziona

Il funzionamento di Uber è semplice: bisogna creare un account con nome utente e password e scaricare l’app sul proprio cellulare (iPhone, Android, Windows Phone o BlackBerry). Effettua il login ed inserisci i dati della tua carta di credito alla voce del menu Pagamento.

Fatto questo sei pronto per usare Uber. Scegli che tipo di servizio desideri prenotare dalla barra scorrevole nella parte inferiore nello schermo. In Italia finora sono disponibili:

  • UberPOP, il servizio economico dove chiunque può essere il tuo autista, con macchine utilitarie e tariffa base a partire 2 euro,
  • UberBLACK, l’opzione esclusiva con eleganti berline nere, autisti professionisti e tariffa base a partire da 6 euro,
  • UberVAN, con macchine spaziose per molte persone e tariffa base sempre a partire da 6 euro.

Proviamo UberPOP, visto che possiamo farlo ancora per poco. Vedi le macchine blu che si muovono sulla mappa? Sono gli autisti di Uber disponibili nell’area dove ti trovi. Stabilisci in che punto vuoi che ti vengano a prendere piazzando il segnalino verde: i minuti che appaiono nella barra nera ti anticipano quanto tempo di attesa è previsto.

Uber: imposta punto di partenza e destinazione

Poi stabilisci la tua destinazione. Cliccando sul pulsante Tariffa Stimata puoi sapere in anticipo quanto ti costerà la corsa, il che è una notevole mossa di trasparenza che già convince. Se poi hai dei codici promozionali, la tariffa si abbassa ulteriormente. Per esempio, se un tuo amico prenota una corsa su Uber sfruttando il codice che trovi alla voce Condividi, entrambi ricevete 12 euro sul vostro account Uber.

Uber: ricevi credito da spendere in corse grazie agli amici

Se il prezzo ti convince, clicca sul pulsante Richiedi uberPOP: ti verrà assegnato un autista e sull’app potrai vedere il suo nome, le valutazioni che gli hanno dato altri utenti Uber e il suo numero di telefono, in modo da poterlo contattare in caso di qualsiasi necessità. Aspetta nel punto esatto dove hai messo il segnalino verde: sulla mappa puoi vedere il percorso della tua macchina e l’app ti avvisa quando è arrivata. Se alla fine decidi di non usufruire del servizio, il costo di annullamento è 5 euro.

Grazie all’app UberPartner installata sul suo cellulare il conducente conosce già la tua destinazione, prima ancora che tu salga in macchina. Non devi far niente, nemmeno metter mano al portafogli alla fine della corsa, perché hai inserito la tua carta di credito e il pagamento avviene automaticamente sul tuo account. L’unica cosa di cui devi ricordarti è lasciare il feedback sulla tua esperienza dopo la corsa: è l’unica garanzia che può aiutare gli autisti a migliorare e altri passeggeri a sentirsi sicuri.

Come passeggero, come fai a rinunciare a un’app e un servizio così, che ti semplificano la vita e ti fanno risparmiare tempo e denaro?

Come si diventa autisti per Uber

Se invece ti stai chiedendo come diventare autista per Uber, è facile: tutto quello che devi fare è compilare il modulo di iscrizione online, indicando la città dove vivi. Per essere autista di UberPOP i requisiti erano solo avere 21 anni (e fedina penale pulita), un’auto in ottime condizioni non più vecchia di 10 anni e a 4 porte, patente e assicurazione (anche per i passeggeri) intestati a te. Per UberBLACK invece bisogna essere autisti professionisti con patente e assicurazione commerciali e possedere una berlina o un SUV.

Uber: cosa serve per diventare autisti di Uber

Passeggeri e pagamenti vengono gestiti tramite l’app, quindi una volta accettato come autista non bisogna fare nient’altro che mettersi in macchina e aprire l’app UberPartner. Ma quanto si guadagna? Fai un po’ di conti con le tariffe che ho citato prima: Uber intasca solo il 20%.

Le app alternative a Uber

Nonostante in questo momento l’attenzione sia concentrata su Uber per la crescita esponenziale che ha avuto negli ultimi anni, esistono delle altre app alternative che fanno concorrenza ai taxi. C’è BlaBlaCar, un servizio che permette di dare passaggi a pagamento, specialmente su lunghe distanze. Vai da Milano a Roma in macchina da solo? Puoi mettere in vendita ben 3 passaggi su BlaBlaCar e risparmiare (o addirittura guadagnare qualche soldo).

Fuori dall’Italia ne esistono altre: Lyft e Sidecar negli USA, Cabify in Spagna e America Latina. E probabilmente ne nasceranno di nuove, così come succede quando si oscurano siti dedicati al P2P come Napster o PirateBay.

La nascita di Uber ha portato innovazione anche nell’antiquato mondo dei trasporti. Se tutto quello che ti interessa di Uber è l’esperienza di prenotare e pagare un taxi via app, puoi farlo legalmente con le app Hailo o MyTaxi che si appoggiano alla rete tradizionale dei taxi.

È davvero la fine per Uber in Italia?

L’economia collaborativa è un mondo tutto nuovo nato dalla crisi, dal precariato e dal P2P: non ci sono ancora leggi che la possano regolamentare in quasi nessuno Stato del mondo, non solo in Italia, ma questo non significa che la soluzione sia nascondere la testa sotto la sabbia e far finta che non esista. Se Uber si sta diffondendo a questa velocità significa che c’è un bisogno reale di nuovi strumenti per muoversi più rapidamente e a buon mercato e gli organismi governativi devono saper rispondere. Un divieto non è una risposta.

Anche in Spagna Uber è stato vietato e si è trasformato in UberEats, un servizio di consegna di piatti pronti a domicilio. In Francia nel 2013 ci sono state proteste molto violente da parte dei tassisti, che sono sfociate in una legge che imponeva ai conducenti di Uber di aspettare 15 minuti prima di partire, legge che alla fine è stata annullata. A Londra i tassisti scioperano continuamente a causa di Uber e chiedono un intervento dello Stato; a New York, dopo un periodo caldo e vari divieti, Uber è tornato con qualche limite: non si può pagare tramite l’app e non si può usare per andare in aeroporto.

Insomma, la questione è internazionale e tutt’altro che chiusa, in Italia come nel resto del mondo. E la sentenza del Tribunale di Milano suona come la carta Stai fermo un turno del gioco del Monopoli.